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IL PROGETTO

Il progetto “RICETTE CONVERSATE” nasce da un’idea di “Quelli del Sabato” realizzato in collaborazione con le Acli Provinciali di Novara e finanziato dalle Acli  Nazionali,  all’interno  del  bando  straordinario  del  5×1000.

Si propone di raccontare per immagini il connubio tra il conservare e il conversare, attraverso ricette che raccontano di cibo, di storie, di persone, ognuna con “GUSTI DIVERSI”.

IL FOTOGRAFO

Niccolò  Rastrelli,  fotografo fiorentino, milanese d’adozione, da anni impegnato nella ricerca fotografica sulle persone e sulla manifestazione della loro identità.

www.niccolorastrelli.com

42  PIATTI DA CONSERVARE. E I LORO PERCHÈ.

Il punto di partenza è la fusione di tre parole, di 3 concetti, come riassume il titolo stesso.

1 – RICETTA

[dal lat. recepta, femm. di receptus, part. pass. di recipére «prendere»]

  1. Prescrizione scritta di medicinali da parte di un medico
  2. estens. Rimedio, anche in senso fig.: avere sempre la r. pronta per ogni cosa
  3. Indicazione degli ingredienti, delle modalità di preparazione di un cibo, di una bevanda o di un composto: libro di ricette.
  4. La prescrizione di un rimedio che può fare bene alla testa e al cuore.

2 – CONSERVARE

  1. tr. [dal lat. conservare, comp. di con – e servare «serbare, custodire, mantenere»]
  2. Tenere una cosa in modo che duri a lungo, che non si guasti, non si sciupi.
  3. Custodire un oggetto, un bene, per evitarne il consumo, la perdita o la dispersione.

3 – CONVERSARE

  1. intr. [dal lat. conversari “trovarsi insieme”, der. di versari “dimorare, trovarsi”, col pref. con-]
  2. Discorrere amabilmente con altre persone; anticamente, vivere con qualcuno, prendere dimestichezza, abitare un certo luogo, comportarsi in un certo modo.
  3. Anche se oggi questa parola ha un unico significato preponderante – quello di “discorrere insieme” – in passato ne ha avuti a bizzeffe, tutti germinati a partire dal conversari latino. Questo incontro veniva declinato nei colori della convivenza, della consuetudine, del tenere una certa condotta: si poteva conversare in gruppo nella stessa casa durante le vacanze, si potevano conversare le vie della città sconosciuta, si poteva sapere come conversare al vernissage. Ed è curioso come, nel significato oggi più usuale, di questi altri significati resti l’ombra, una traccia sottile. La conversazione rimane un incontro, un modo garbato di conoscersi, di riconoscersi, un modo per convenire a un comportamento, per prendere dimestichezza con l’altro. Tutte sfumature geneticamente presenti in quell’antico conversari.

L’intento è quello di raccontare per immagini l’insieme di questi tre concetti.

Partendo da un ricetta, per conservarla e conservarne il ricordo, di cui si è conversato prima dello scatto.

CONVERSARE e CONSERVARE diventano quindi un unico aggettivo: CONVERSATO, che contiene nel suo significato la crasi dei due termini.

Il risultato è una raccolta di ricette, di storie, di persone. Ci sono gli aneddoti dei cuochi. I motivi per cui ognuno ha scelto di preservare la propria ricetta.

E’ un racconto diviso in tre momenti.

La foto di ogni protagonista, quella della ricetta e quella del piatto finito.

I soggetti sono 42, appartenenti a diversi circoli Acli della provincia di Novara: appassionati di cucina, cuochi, sperimentatori, con tanta carriera alle spalle o novelli chef.

Ognuno è stato ritratto con la sua ricetta.

Perché ogni ricetta ha essa stessa una storia. Che esisteva spesso prima di noi.

La ricetta della nonna, della mamma, di un’amica.

Una storia che a noi arriva indirettamente. Per trasmissione orale. Per bisogno.

Perché ci manca l’idea di cosa cucinare per una cena, un pranzo, un’occasione speciale. Perché siamo di fretta e abbiamo bisogno di preparare qualcosa di veloce. Perché siamo senza spunti creativi.

O per iscritto. Appuntata su di un quaderno, un ricettario, un post-it. Un elenco meticoloso o un insieme di ingredienti e dosi.

O contenuta in un libro regalato corredato da immagini stampate o ritagliate e poi incollate se fatto in casa assemblando i nostri appunti.

Storie che a quel punto si intrecciano con le nostre. Che diventano anche nostre.

O che ci sfiorano, senza toccarci.

Perché una ricetta venuta male, poco gradita o legata ad un momento che prende la piega sbagliata, difficilmente troverà spazio nel nostro ricettario personale.

Spesso una ricetta nasce con noi.

La storia allora parte dalla nostra testa, dal nostro gusto, dalle nostre mani. E arriva ad altri, che la arricchiranno, la continueranno, con finali diversi. Quel famoso tocco di originalità che spesso si vuole mettere in un piatto tramandatoci da altri, per renderlo più nostro.

L’ingrediente segreto. Quello che sappiamo dare sapore e fare la differenza, ma che vogliamo tenere per noi.

Ci sono poi le tovaglie, a fare da scenografi alle persone e ai piatti. Come sono state scenografi dei nostri pranzi, diventando esse stesse racconti perché sono state un regalo, una dote, una nostra creazione. Perché le abbiamo ricamate, stirate, distese, piegate.

Le abbiamo riempite di macchie a loro volta capitoli di una storia fatta di pranzi, cene e ricorrenze.

Ricordi cancellati e ricreati ogni volta.

E infine ognuno ha di fianco il piatto finito. Anch’esso a parlare di lui.

Il piatto inteso come stoviglia, scelto in base al proprio gusto e il piatto inteso come portata da servire e condividere a tavola.

Piatti abbondanti, misurati, guarniti, essenziali. Dorati, fiorati, minimal.  Impiattamenti da chef, porzioni da “mangia che devi crescere”, finezza e rusticità.

A seconda delle proprie abitudini, delle occasioni per cui sì è pensato e cucinato il piatto.

La salvaguardia di tutte queste diversità, intese come sapori, ma anche come storie personali, come abitudini, modi di cucinare, di condividere, è il motivo che sta alla base di questo progetto fotografico.

Una nuova occasione per condividere “Gusti Diversi”.